
Venerdì 20 marzo 2026, ore 21
regia Enrico Messina
con Rossana Mola, Rita Pelusio
testi e drammaturgia Domenico Ferrari, Rita Pelusio ed Enrico Messina
cura del suono Luca De Marinis
luci e musiche Enrico Messina
scene Simone Fersino
costumi Lisa Serio
ricerche d’archivio Zeno Piovesan
voce off Carmela Restelli
ricerca movimento Micaela Sapienza
produzione PEM Habitat Teatrali e Anna Marcato
con il sostegno di Fondazione Trivulzio di Melzo
in collaborazione con Unione femminile nazionale e Archivio del Lavoro
Nel giugno del 1902 il centro di Milano fu attraversato da un corteo di bambine. Cantavano l’inno dei lavoratori e marciavano verso la Camera del Lavoro. Erano le cosiddette “piscinine”, che in dialetto milanese vuol dire semplicemente le “piccoline”: ragazze, anzi bambine, che lavoravano come apprendiste presso le sarte e sartine della città.
La più piccola aveva solo sei anni e la più grande appena quattordici e la loro infanzia, ben lontana da quella che potremmo immaginarci oggi, era spesa in un lavoro estenuante e malpagato, in ambienti insalubri e sotto la costante minaccia di abusi e sfruttamento.
Il loro fu il primo sciopero minorile della storia d’Europa.
Per cinque lunghi giorni la loro mobilitazione, colorata, grottesca e rumorosa, a metà tra un gioco e un urlo di rivolta, fermò l’intera industria della moda milanese. Partite tra lo scherno generale suscitarono dapprima curiosità, poi simpatia ed infine il sostegno di importanti intellettuali femministe come Anna Kuliuscioff ed Ersilia Majno, nonché l’appoggio dell’Unione Femminile e della Lega dei Lavoratori. Queste minuscole creature combatterono contro i giganti del loro tempo. E il loro coraggio, la loro ingenua determinazione ottennero infine una vittoria inimmaginabile, segnando una pietra miliare nella lotta per i diritti del lavoro.
Una storia dimenticata, che merita di essere riportare alla luce, raccontata come una favola in cui poesia e ironia si mescolano esattamente come nella voce delle bambine.
Nessuno oggi si ricorda più chi erano le piscinine. Come nessuno più si immagina la durezza e la miseria del mondo in cui esse vivevano. È una di quelle vicende di cui il tempo ha coperto le tracce. Di loro si conoscono solo pochi nomi e alcune frasi raccolte dai giornali dell’epoca.
Eppure la loro storia ci parla in modo diretto e potente. Forse perché le violente ingiustizie e le brucianti diseguaglianze del loro tempo sembrano prefigurare quelle verso cui sta andando il nostro.
O forse perché il loro sciopero ci racconta che nessun diritto si conquista o si difende senza rischiare, senza mettersi in gioco, e che la strada per la democrazia è uno sforzo costante in cui non ci si può tirare indietro. Allora narrare l’epopea di quelle anonime bambine, di quella piccola crociata persa tra le righe della grande storia, non è solo un curioso aneddoto, ma diventa una necessità.
Credits foto: Laila Pozzo
Biglietti
Intero: € 22 + prevendita
Ridotto: € 18 + prevendita
(Over65, Under18 e studenti, possessori tessera +TECA)
Informazioni
Tel: 02.35005575
SOTTOCOPERTA
Uno spazio dedicato ai più piccoli nelle notti de LaBolla, mentre i più grandi si godono lo spettacolo.
Il servizio è attivo dalle 20.45 fino a fine spettacolo, per bambini dai 4 ai 13 anni. Costo € 8,00 a bambino.
A cura di Stripes cooperativa sociale onlus.
Prenotazioni al numero: 340.7331603 – labolla.piudiunlab@gmail.com
LABOLLA BISTROT
Nelle serate di programmazione, a partire dalle 19.30, è aperto LaBolla Bistrot, dove gustare un’apericena, un dolce o semplicemente un caffè prima dello spettacolo.
Il Bistrot è gestito dalla Cooperativa Sociale Arca di Noè.

Venerdì 20 marzo 2026, ore 21
regia Enrico Messina
con Rossana Mola, Rita Pelusio
testi e drammaturgia Domenico Ferrari, Rita Pelusio ed Enrico Messina
cura del suono Luca De Marinis
luci e musiche Enrico Messina
scene Simone Fersino
costumi Lisa Serio
ricerche d’archivio Zeno Piovesan
voce off Carmela Restelli
ricerca movimento Micaela Sapienza
produzione PEM Habitat Teatrali e Anna Marcato
con il sostegno di Fondazione Trivulzio di Melzo
in collaborazione con Unione femminile nazionale e Archivio del Lavoro
Nel giugno del 1902 il centro di Milano fu attraversato da un corteo di bambine. Cantavano l’inno dei lavoratori e marciavano verso la Camera del Lavoro. Erano le cosiddette “piscinine”, che in dialetto milanese vuol dire semplicemente le “piccoline”: ragazze, anzi bambine, che lavoravano come apprendiste presso le sarte e sartine della città.
La più piccola aveva solo sei anni e la più grande appena quattordici e la loro infanzia, ben lontana da quella che potremmo immaginarci oggi, era spesa in un lavoro estenuante e malpagato, in ambienti insalubri e sotto la costante minaccia di abusi e sfruttamento.
Il loro fu il primo sciopero minorile della storia d’Europa.
Per cinque lunghi giorni la loro mobilitazione, colorata, grottesca e rumorosa, a metà tra un gioco e un urlo di rivolta, fermò l’intera industria della moda milanese. Partite tra lo scherno generale suscitarono dapprima curiosità, poi simpatia ed infine il sostegno di importanti intellettuali femministe come Anna Kuliuscioff ed Ersilia Majno, nonché l’appoggio dell’Unione Femminile e della Lega dei Lavoratori. Queste minuscole creature combatterono contro i giganti del loro tempo. E il loro coraggio, la loro ingenua determinazione ottennero infine una vittoria inimmaginabile, segnando una pietra miliare nella lotta per i diritti del lavoro.
Una storia dimenticata, che merita di essere riportare alla luce, raccontata come una favola in cui poesia e ironia si mescolano esattamente come nella voce delle bambine.
Nessuno oggi si ricorda più chi erano le piscinine. Come nessuno più si immagina la durezza e la miseria del mondo in cui esse vivevano. È una di quelle vicende di cui il tempo ha coperto le tracce. Di loro si conoscono solo pochi nomi e alcune frasi raccolte dai giornali dell’epoca.
Eppure la loro storia ci parla in modo diretto e potente. Forse perché le violente ingiustizie e le brucianti diseguaglianze del loro tempo sembrano prefigurare quelle verso cui sta andando il nostro.
O forse perché il loro sciopero ci racconta che nessun diritto si conquista o si difende senza rischiare, senza mettersi in gioco, e che la strada per la democrazia è uno sforzo costante in cui non ci si può tirare indietro. Allora narrare l’epopea di quelle anonime bambine, di quella piccola crociata persa tra le righe della grande storia, non è solo un curioso aneddoto, ma diventa una necessità.
Credits foto: Laila Pozzo
regia Enrico Messina
con Rossana Mola, Rita Pelusio
testi e drammaturgia Domenico Ferrari, Rita Pelusio ed Enrico Messina
cura del suono Luca De Marinis
luci e musiche Enrico Messina
scene Simone Fersino
costumi Lisa Serio
ricerche d’archivio Zeno Piovesan
voce off Carmela Restelli
ricerca movimento Micaela Sapienza
produzione PEM Habitat Teatrali e Anna Marcato
con il sostegno di Fondazione Trivulzio di Melzo
in collaborazione con Unione femminile nazionale e Archivio del Lavoro
Nel giugno del 1902 il centro di Milano fu attraversato da un corteo di bambine. Cantavano l’inno dei lavoratori e marciavano verso la Camera del Lavoro. Erano le cosiddette “piscinine”, che in dialetto milanese vuol dire semplicemente le “piccoline”: ragazze, anzi bambine, che lavoravano come apprendiste presso le sarte e sartine della città.
La più piccola aveva solo sei anni e la più grande appena quattordici e la loro infanzia, ben lontana da quella che potremmo immaginarci oggi, era spesa in un lavoro estenuante e malpagato, in ambienti insalubri e sotto la costante minaccia di abusi e sfruttamento.
Il loro fu il primo sciopero minorile della storia d’Europa.
Per cinque lunghi giorni la loro mobilitazione, colorata, grottesca e rumorosa, a metà tra un gioco e un urlo di rivolta, fermò l’intera industria della moda milanese. Partite tra lo scherno generale suscitarono dapprima curiosità, poi simpatia ed infine il sostegno di importanti intellettuali femministe come Anna Kuliuscioff ed Ersilia Majno, nonché l’appoggio dell’Unione Femminile e della Lega dei Lavoratori. Queste minuscole creature combatterono contro i giganti del loro tempo. E il loro coraggio, la loro ingenua determinazione ottennero infine una vittoria inimmaginabile, segnando una pietra miliare nella lotta per i diritti del lavoro.
Una storia dimenticata, che merita di essere riportare alla luce, raccontata come una favola in cui poesia e ironia si mescolano esattamente come nella voce delle bambine.
Nessuno oggi si ricorda più chi erano le piscinine. Come nessuno più si immagina la durezza e la miseria del mondo in cui esse vivevano. È una di quelle vicende di cui il tempo ha coperto le tracce. Di loro si conoscono solo pochi nomi e alcune frasi raccolte dai giornali dell’epoca.
Eppure la loro storia ci parla in modo diretto e potente. Forse perché le violente ingiustizie e le brucianti diseguaglianze del loro tempo sembrano prefigurare quelle verso cui sta andando il nostro.
O forse perché il loro sciopero ci racconta che nessun diritto si conquista o si difende senza rischiare, senza mettersi in gioco, e che la strada per la democrazia è uno sforzo costante in cui non ci si può tirare indietro. Allora narrare l’epopea di quelle anonime bambine, di quella piccola crociata persa tra le righe della grande storia, non è solo un curioso aneddoto, ma diventa una necessità.
Credits foto: Laila Pozzo
Biglietti
Intero: € 22 + prevendita
Ridotto: € 18 + prevendita
(Over65, Under18 e studenti, possessori tessera +TECA)
SOTTOCOPERTA
Uno spazio dedicato ai più piccoli nelle notti de LaBolla, mentre i più grandi si godono lo spettacolo.
Il servizio è attivo dalle 20.45 fino a fine spettacolo, per bambini dai 4 ai 13 anni. Costo € 8,00 a bambino.
A cura di Stripes cooperativa sociale onlus.
Prenotazioni al numero: 340.7331603 – labolla.piudiunlab@gmail.com
LABOLLA BISTROT
Nelle serate di programmazione, a partire dalle 19.30, è aperto LaBolla Bistrot, dove gustare un’apericena, un dolce o semplicemente un caffè prima dello spettacolo.
Il Bistrot è gestito dalla Cooperativa Sociale Arca di Noè.
